American Sniper – Recensione (Cinema)

Recensione di Ramsis D. Bentivoglio
Sabato 3 gennaio 2015, Cinema Italia, Faenza.
Affluenza massima come non si vedeva dai tempi di Titanic.
VOTO n.p.
Per questo film, per ragioni che spiegheremo, non diamo un voto.

Chris Kyle nasce in Texas, terra di bovari, petrolieri e fanatici delle armi e anche della religione, se capita. Il padre lo alleva a Bibbia e fucili, battezzandolo con il sangue di un cervo durante una battuta di caccia, nel caso dovesse far uso di armi nella sua vita!

American Sniper (2014) posterLa religione è una parte importante della crescita morale di un ragazzino e così, assieme al fratello, seguono le prediche esaltate del prete della loro comunità. Crescendo, Chris diventa il tipico ragazzo con seri principi, un po’ rigido, allegro, sempre pronto a far assaggiare il suo pugno e a bere birra come un vero cowboy texano. L’America deve sempre avere un nemico a cui tendere il suo obiettivo di conquista, così anche Chris, scosso dalle varie incursioni nemiche contro gli americani in terra straniera, si arruola ne i Navy Seals. Dopo un campo di allenamento duro oltre ogni misura dove l’insulto, la competizione, l’umiliazione e il machismo più sfrenato e ostentato sono il pane quotidiano per i nuovi combattenti che dovranno sacrificarsi per la patria, anche Kyle entra in guerra in seguito alla tragedia del settembre 2001. Il suo senso del dovere, unito ad un odio profondo contro tutti i nemici dell’America, lo porta in Iraq per le sue prime sei settimane. A casa lascia una moglie appena sposata e corteggiata come un vero marines sa fare…
Kyle è un cecchino, gli insegnamenti del padre hanno avuto effetto…, e in territorio nemico deve coprire l’azione dei militari di terra. In poco tempo diventa lo sniper #1, collezionando omicidi di terroristi come figurine di un album. Alla fine saranno ufficialmente 160. Diventa Leggenda per tutti, un eroe americano, il nemico pubblico #1 per i jihadisti che gli mettono una taglia di 180mila dollari. Nel frattempo sforna due figli, ma il suo vero amore è la patria e così passa più tempo in guerra che a casa e tutto cambia, è scosso, anche se non lo vuole ammettere, perché tutto va e deve andare bene. Un vero Seals non può ammettere debolezze, emotive o nervose. La Patria nel cuore e nel fucile.

american_sniper_stillCome si può dare un voto ad un film che è esaltazione pura e sfrontata di un militarismo imperante e condizionante l’equilibrio del mondo, che non ammette dubbi, esitazioni o discussioni? Un mondo, quello americano, che si basa, sin dalla sua fondazione, sullo sterminio sistematico del nemico, qualunque esso sia. Il pretesto di liberare il mondo dai terroristi, creati da loro stessi con anni di repressione, politica militare incoerente e discordante, e portare democrazia e libertà, sembra dia il potere di spargere sangue e cadaveri in giro per il mondo senza dover rendere conto a nessuno. Vale ancora la legge del più forte, perché la storia la scrivono i vincitori, maledetti magari, ma solo loro. I vinti marciscono nel sangue e crepano nella polvere. Sin dai tempi dell’insensata e speculativa guerra in Vietnam gli americani hanno sempre avuto il timore di non reggere il confronto con il nemico russo o comunista, nascosto tra le fila amiche o tra le foreste invalicabili del territorio nemico e qualsiasi guerra dopo quella, obbliga la presidenza americana a non desistere dal terminare il nemico con qualsiasi mezzo e a qualsiasi costo. La libertà non vale, forse, il sacrificio di pochi?
Può essere un film criticabile, ma sicuramente muove un senso di disgusto contro ogni forma di violenza, nonostante le apparentemente valide ragioni per attaccare un fantomatico nemico occulto, vestito con con gonne e veli e con lunghe barbe sporche di terra. L’America, nonostante tutto questo, non è il governo guerrafondaio, la Cia occulta o l’esercito esaltato. L’America è tanto altro, è molto di più. È un paese grandioso, magnifico, certo con molti difetti come possiamo avere noi, ma non possiamo ridurlo solo al colonialismo sfrenato che sembra dominarlo attraverso i suoi inutili campi di battaglia e film di propaganda.
Gli Stati Uniti lamentano un odio viscerale crescente nei suoi confronti da parte di mezzo mondo e facendo film come questo, nonostante la resa veritiera e le qualifiche del regista e degli attori, non si può pretendere che la si ami. Il sangue porta sangue, si sa, e l’odio non porta che altro odio. Ma bisogna pure incrementare la vendita di armi, di paura, di terrore. Cos’è il terrorismo, fondamentalmente: è una forma coercitiva di pressione mentale e sociale che ti fa temere della tua vita, anche se il nemico non lo vedi o addirittura non c’è, ma basta solo accennare al fatto che qualcuno potrebbe entrare in casa tua e ammazzarti per farti imbracciare un’arma e sterminare l’obiettivo indicato da qualcuno. Per questo non si può imputare all’americano medio lo stesso valore del generale o del governo che per “difendere i baluardi” della costituzione americana, scatena guerre ovunque calpesti il suolo un presunto terrorista.
È facile creare un nemico. Prima si trova il problema, si inserisce la paura nel sistema, quindi si propone una soluzione, sempre spiacevole, infine ci si impone come difensore assoluto, avendo l’opinione pubblica dalla propria parte, per cui ogni azione diventa lecita. Semplice.
Nessuno mette in dubbio che i molti militari che vanno in guerra non credano veramente di essere nel giusto, ma questo non autorizza una visione unilaterale di cosa sia bene o male.
Il difetto, enorme, di American Sniper è proprio questo, la vita è solo bianco o nero, senza sfumatura e si sa, senza mezzi toni, non ci può essere libertà e pace. I regimi sono monocolore, le dittature militari aboliscono il colore. La guerra fa così, annulla ogni forma di visione alternativa. Il nemico va annientato, punto. La guerra non può avere dubbi o fratture morali, altrimenti tutto il castello di carte eretto con la paura crolla e tutte le speculazioni appaiono per quelle che erano e che sono. Eastwood poteva tirarsi indietro come ha fatto Spielberg prima, sicuramente impaurito da un film che può incrementare l’odio nei confronti di un’America già in ginocchio per i molti “sudditi” morti per la libertà. Non dovrebbero farne, di film così.
Ecco perché non si può dare un voto; chi vuol vedere una critica dura al sistema può farlo, ma è più evidente, oltre ogni misura, l’esaltazione del rito di morte.
Kyle, il cecchino più letale della storia americana, non muore in guerra, ma entro le sue sicure e solide mura di perbenismo che permettono anche ai bambini di imbracciare armi vere. Un mondo assurdo e incomprensibile per un occidente europeo ancora distante, per fortuna, da un regime di paura e armi da guerra.

AMERICAN SNIPER
regia:
Clint Eastwood
attori: Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Kyle Gallner, Luke Grimes, Sam Jaeger, Brando Eaton, Keir O’Donnell, Brian Hallisay, Eric Close
genere: biografico, guerra
durata: 134′

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...