Pride – Recensione (Cinema)

Recensione di Ramsis D. Bentivoglio.
Venerdì 26 dicembre 2014, Cinema Sarti, Faenza.
Sala eterogenea e piena a metà.
VOTO 3/5

Nel 1984, a Londra, il giovane fotografo e aspirante cuoco Joe, partecipa ad un Gay Pride, dove incontra Mark che, per dare uno scopo alla sua lotta contro la Thatcher, decide di sostenere i minatori del Galles che rischiano di perdere il lavoro per la chiusura forzata di gran parte della miniere del regno.
PRIDE posterAssieme ad altri omosessuali e lesbiche fonda lo L.G.S.M. (lesbiche e gay sostengono i minatori). Raccogliendo fondi da stanziare per le famiglie in difficoltà, il gruppo arriva fino al villaggio gallese di Dulais. Dopo molte ritrosie e incomprensioni, entrano a fare parte della comunità creando un gemellaggio inaspettato e mostrando quanto, nelle discriminazioni comuni, ci sia tanto da condividere. Le donne di Dulais si dimostrano più aperte, sia anziane che giovani, aprendo la coscienza anche a chi credeva di non poter avere niente a che fare con un mondo tanto diverso come quello gay. Nel 1985 parteciperanno al nuovo Gay Pride, non solo gli “aventi diritto”, ma anche i minatori, promuovendo, nell’anno successivo, una mozione parlamentare per accettare i gay. La commedia si intreccia con la tragedia in quanto quello era il periodo in cui l’AIDS mieteva le prime vittime e si faceva conoscere al mondo, tagliando di netto le vite di chiunque incontrasse sulla sua strada, tra cui molti attivisti del gruppo L.G.S.M.
Una storia che vede la luce dopo trent’anni e che viene trasposta sullo schermo da un talentuoso registra teatrale, aprendo una breccia nelle coscienze di molti e mostrando quanto anche i più diversi contestatori di un periodo potessero essere accomunati da un unico sentimento di libertà e indipendenza. Un film che lotta contro tutti i pregiudizi, aperta dichiarazione di contrasto all’idea di moralismo e perbenismo imposta dalla Thatcher come una moderna regina Vittoria.Un film classico, come si confà alla commedia inglese di impronta storica degli ultimi anni, che non cede al puro dramma o tragedia e non eccede in commedia volgare o colorita. Warchus mette in scena con rigore una parentesi storica del suo paese, né esagerando, né nascondendo, ma focalizzando la lente su un problema ben chiaro. Altri film hanno analizzato quel periodo, uno su tutti, Grazie Signora Thatcher, espressamente sulla lotta dei minatori, senza però la leggerezza dell’intervento gay di Pride. Un esempio lampante e pieno di autoironia è la domanda che una signora anziana pone alle lesbiche arrivate nella sua piccola cittadina gallese “ma è vero che le lesbiche sono tutte vegetariane?”.Un cast di attori eccellenti e caratterizzanti, da Dominic West a Paddy Considine, fino a Imelda Staunton. Se la prima mezz’ora fatica a prendere ritmo, tutto il resto del film galoppa come gli ideali di uguaglianza che sventola.

Gli inglesi, sono maestri nel raccontare con leggerezza e giusto distacco vicende tanto private come quelle dei minatori o degli omosessuali, senza scadere in volgarità o facili banalizzazioni e noi italiani, maestri in altri tempi di questo genere, dovremmo riprendere le redini e ricominciare a sentire veramente cosa del nostro paese ci affligge e analizzarlo con un occhio critico ed equo.

Un film divertente e vivace che non deluderà gli amanti dello humor british, né della commedia storica, né del dramma sociale tanto vivo in quegli anni di rivolta.

PRIDE
regia:
Matthew Warchus
attori: Bill Nighy, Andrew Scott, Dominic West, Joseph Gilgun, Imelda Staunton, Paddy Considine, George MacKay, Ben Schnetzer, Chris Overton, Faye Marsay.
genere:commedia, drammatico
durata: 120′
produzione: GB 2014

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