Un viaggio d’amore di Dino Campana

Nel centesimo anniversario della pubblicazione dei Canti Orfici da parte di Dino Campana, edizione a sue spese, anche la Siparum Mirabiliae di Faenza, vuole rendergli omaggio attraverso uno dei quattro film realizzati sulla sua opera e vita.

locandinaRisalendo con il treno a vapore, l’antico collegamento tosco-romagnolo, gli Appennini, che all’inizio sono dolci colline coltivate e adagiate sulla spina dorsale dell’Italia, già nei pressi di Brisighella si restringono, puntando verso l’alto le loro vette di calanchi erosi, fino a diventare vere e proprie montagne immerse nel verde, oscurando piano piano il sole e restringendo l’orizzonte celeste. Campana nacque in questa valle, a circa trenta chilometri da Faenza, a circa un terzo della strada ferrata che va da Faenza a Firenze, ovvero a Marradi. Tra queste poche case strette le une con le altre, arroccate sulle pareti rocciose, tra i vicoli stretti e le anse del fiume Lamone, si sviluppò l’animo poetico, ribelle, depresso e instabile di uno dei più grandi e disconosciuti poeti italiani di inizio ‘900.
Nonostante un’infanzia anche felice, a suo dire, i primi stati depressivi cominciarono ad inizio novecento quando frequentava il Liceo Torricelli di Faenza. Secondo indiscrezioni, molte persone che ruotavano attorno a Dino, dagli insegnanti, ai genitori di alcuni suoi compagni, sino ai suoi parenti stretti, lo zio Mario su tutti, erano vittime di pazzia o stati depressivi tali da richiedere la contenzione nei manicomi. In più, il giovane e futuro poeta, non amava particolarmente l’ordine imposto e molto velocemente perse l’interesse accademico e si lasciò andare, entrando, per la prima volta, in manicomio.
Superato quel momento, iniziò a viaggiare per il mondo, dalla Francia al Sudamerica, dall’est Europa, dove si aggregò con alcuni gitani, fino a Genova, dove, secondo i suoi testi, trovò uno stato temporaneo di paradiso e pace. Nel 1914 pubblicò, dopo molti affanni, e a spese proprie, la sua unica raccolta di poesie, i famosi Canti Orfici. Inizialmente l’aveva proposta ad un editore di Firenze ma, inspiegabilmente, l’aveva perso. Con determinazione, ma enorme spreco di energie, era riuscito a costruire nuovamente il suo testo, perdendo però il senno e il sonno, iniziando una lunga discesa nell’abisso che, nel giro di 4 anni, lo avrebbe condotto a rinchiudersi in manicomio vicino a Scandicci, a Castel Pulci, fino alla morte.
Il periodo successivo ai Canti, fu d’amore passionale e furioso con Sibilla Aleramo, bella e infelice scrittrice dell’epoca, con una figlia avuta da un uomo che gliela aveva sottratta per inadempienza al compito di madre.
Tramite un rapporto epistolare molto stretto, a cui si è ispirato il film di Placido “Un viaggio chiamato amore”, Dino e Sibilla si amarono alla follia, nel vero senso della parola, per circa un anno, nel quale Dino riuscì ancora a scrivere qualche componimento, ma scivolando lentamente nella violenza e nella pazzia.
Il film di Placido (2002) con un concettuale e intenso Accorsi e una sempre ricca di pathos e ansiosa Morante, racconta con dedizione la loro avventura amorosa, il loro scambio di lettere e messaggi d’amore e i loro litigi furibondi dovuti alla gelosia di Dino. Per qualche tempo Campana sembrò riprendersi, amò intensamente la sua amante più grande di lui, ma la guerra in atto, le malelingue che giravano su di lei e su di loro, la sua frustrazione nel non poter scrivere e la latente ossessione verso un mondo che non sapeva combattere, lo logoravano da dentro, come un tarlo, come un parassita.
Placido ha cercato il più possibile di rimanere fedele alla corrispondenza letteraria che intercorreva tra i due amanti, inserendo note biografiche di Campana in eterna lotta con se stesso e la società.
Nel suo cervello maturava un’idea di poter scrivere un altro testo come i Canti Orfici, magari rinnovato e aggiornato, ma come hanno detto molti studiosi del poeta, Campana scriveva fino a quando poteva muoversi, camminare letteralmente per la sua terra o per il mondo. La penna andava di pari passo con le sue gambe. Avrebbe voluto tanto realizzare un’opera come la Divina Commedia che si svolge in movimento, ma Campana a differenza di Dante, non aveva dato alla sua composizione, un andamento unitario, erano più idee varie su varie città, senza una vera continuità; in più Dante aveva creato il ritmo della terzina incatenata, vero proprio marchio e vero meccanismo di movimento. Conoscendo la metrica della poesia dall’Antica Grecia, le battute sono dette anche piedi. A Campana mancavano i piedi per scrivere, letteralmente, e questo lo penalizzò. Quando, poi, fu rinchiuso in manicomio, appena due anni dopo la fine dell’amore con l’Aleramo, smise del tutto di scrivere, confinato com’era entro quattro mura. Le fonti storiche dicono che leggesse molto, ma che non scrisse più.
Quanta amarezza e quanto genio produsse Marradi nella mente del povero Dino! Quando prendete il treno che si inerpica tra le colline, poi tra gli Appennini, ricordatevi del poeta e recitate una sua poesia che riecheggi tra le valli come il suo amore folle e disperato per Sibilla.

viaggio_chiamato_amore_laura_morante_michele_placidoUN VIAGGIO CHIAMATO AMORE
regia:
Michele Placido
attori: Stefano Accorsi, Laura Morante, Alessandro Haber, Katy Louise Saunders, Galatea Ranzi, Diego Ribon, Consuelo Ciatti, Marit Nissen, Dario Bandiera
genere: biografico
nazione: Italia
anno: 2002
durata: 100′

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