IL MONDO DI LARS (von) TRIER (monografia)

di Ramsis D. Bentivoglio
Gli artisti devono soffrire, il risultato è migliore!”

L’analisi astro-psicanalitica della nascita di Trier ci dice che, essendo nato il 30 aprile di 58 anni fa, nella capitale danese, quindi Toro della prima decade, forse ancora con qualche influenza arietina, ha un carattere determinato, ostinato, poco incline a farsi mettere i piedi in testa, estroverso e molto diretto, con pochi scrupoli nel dire e nel fare quello che vuole. Molto generoso, ma un no è un no.

A parte il divertissement che ci siamo concessi, visto il personaggio e il suo excursus artistico che lo ha portato alla ribalta delle cronache cinematografiche e non solo, parliamo di cose serie…
Nasce a Copenhagen nel 1956 da Inger Høst ed Ulf Trier, genitori molto, molto, ma molto free, ossia nudisti, comunisti e atei, un connubio altamente originale per un neonato che, secondo la loro idea di vita, deve crescere scevro da ogni imposizione e autorità. Un bambino, si sa, non capisce certe cose e questo atteggiamento gli comporta non pochi, se non enormi problemi. Il suo carattere, fortunatamente, lo sorregge, toro appunto…, e lo determina in una leader personale molto forte, fino all’autodisciplina quasi assoluta. Studia in un istituto quasi nazista, autoritario all’ennesima potenza e ovviamente, in contrasto con la sua libera educazione, non finisce gli studi, se non tre anni più tardi, da solo.
Come nei migliori romanzi, sul letto di morte del padre, scopre che non è figlio suo, quindi non è ebreo, ma bensì di un illustre musicista danese, tutto questo perché sua madre voleva avere un figlio con geni musicali… il povero e giovane Lars riuscirà a comunicare con il suo vero padre, ultra novantenne, solo tramite avvocati.
Il von che sta tra il nome e cognome deriva, a detta sua, dal soggiorno di suo nonno in Germania anni prima, dove, per un errore, veniva appellato con von. Nel 1976 appare un suo articolo su Strindberg con il nome intero che tutti conosciamo.

VITA ARTISTICA
Dopo vari corti, di discreto successo, ma non sufficienti a farlo conoscere se non nel suo paese e tra i cinefili, nel 1984 esce l’Elemento del crimine, che fa parte di una trilogia chiamata “Europa”, che non c’entra nulla con la geografia, ma più che altro con uno stato mentale che riguarda tutti noi del vecchio continente. Vince un premio a Cannes che lo fa conoscere al mondo. Seguiranno Epidemic, girato con scarsi mezzi, quindi Europa, con protagonista un ebreo, omaggio alle sue “finte” origini ebraiche. Come capita sempre e come recita l’adagio latino, i suoi film sono insuccessi in patria, ma nel mondo sono molto apprezzati. Inizia l’ascesa di von Trier.
Nel 1995, assieme ad altri cineasti danesi, tra cui Thomas Vinterberg, regista del famoso Festen, sigla e scrive il famoso Manifesto Dogma 95, un alternativo Luther moderno, dove si dichiara una sorta di “Castità” cinematografica, quindi niente sceneggiatura, telecamera a mano, attori di strada e assenza di colonna sonora. Una sorta di auto-flagellazione minimalista.
Nella Trilogia del cuore d’oro, il primo film dopo questo accordo è Le onde del destino, 1996, diviso in capitoli, anche se non rispecchia interamente i limiti del Dogma. Il film riscuote un grandissimo successo e gli permette di girare un film secondo i canoni assoluti del patto artistico. È del 1998 Idioti, scandalosa pellicola su un gruppo di sbandati che, fingendosi idioti e ritardati, vive alle spalle della società, tra anticonformismo e mancanza di qualsiasi ideale o principio di vita. È il primo film dove Trier filma una scena pornografica, girata con attori veri, porno-attori in quel caso, mettendo in evidenza una tendenza erotica, non del tutto mostrata, ma evidentemente latente sin dall’infanzia. Nonostante le critiche il suo nome cresce tra gli amanti del neo-cinema danese. Solo da pochi anni si può vedere la versione integrale del film che, all’epoca, venne ingiustamente e stupidamente censurato dal bigottismo nostrano e non solo.
Nel 2000 porta in scena un musical sui generis, tutto girato in digitale con la star norvegese Bjork, Dancer in the dark, terzo della Trilogia. Drammatica storia di una lavoratrice che, rimanendo cieca, lotta contro la vita e le sue asperità, inutilmente. Anche qui ha ottimi riscontri e riesce a girare il primo film di una nuova trilogia, questa volta sugli Stai Uniti d’America e sulla loro ideale nascita. Dogville, 2003, ha nel suo cast come punto di forza la Kidman che si adatta allo strano e originale modo di fare cinema del regista.
Di seguito, 2005, gira Manderlay, ma senza più l’attrice australiana. Nel 2006, gira una commedia con il sapore del Dogma, Il grande capo, ironica e pungente analisi del lavoro moderno, dove il potere, anche se non reale, può incrinare certezze e rendere le persone diverse, con deliri di onnipotenza e squilibri seri della personalità.
Piccola parentesi televisiva degna di nota. Torniamo un attimo al 1994 quando dirige una miniserie a puntate intitolata The Kingdom, su un ospedale infestato da fantasmi, dove vivi e morti collaborano e interagiscono. Recentemente King ne ha girata una simile ispirata a quella danese. Per Trier è un omaggio al grande regista di inizio novecento Karl Th. Dreyer. Esiste anche The Kingdom 2. lars1

Torniamo ai film.

Arriviamo agli ultimi lavori dove la perversione latente di Trier, sempre sopita, ma mai veramente nascosta, emerge come un mostro dalla foresta dei pensieri. È proprio in una foresta oscura, dove la Natura domina come matrigna cattiva, quasi come quella delle fiabe, che è ambientato il cupo e pessimista Antichrist 2009, atipico film horror dove la prospettiva cristiana è rovesciata, ovvero si crede che non sia stato Dio a creare il mondo, ma il Diavolo. Questo perché se Dio concede il male non è onnipotente e allora il Diavolo può creare allo stesso modo quello che vuole, anche il destino dell’uomo, che diventa suo schiavo. Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg lottano contro la morte del loro figlio, caduto dalla finestra mentre erano intenti in un atto sessuale sotto la doccia. Questo film ha dato scandalo per le scene di sesso esplicite e violente, anche qui sono stati utilizzati attori porno e attrezzi erotici, ma soprattutto, crediamo, ha imbarazzato per il messaggio negativo e distruttivo che molto palesemente si esplicita durante tutto il film, sin dal titolo evocativo.
Anche questo fa parte di una Trilogia, quella della Depressione.

lars2Segue Melancholia 2011, con la bellissima Dunst nei panni di una sposa alla fine della Terra. Infatti, il pianeta Melancholia, proprio per la sua natura intrinseca che lo domina, tende a cercare una compagna nello spazio siderale e questo lo porterà ad unirsi in un abbraccio mortale con il pianeta azzurro. Anche qui una sorta di depressione avvolge tutto, tanto da inquadrare il mondo sotto l’occhio della distruzione inevitabile, come unica salvezza. Ottimo cast, senza sottolineare il nudo lunare della Dunst.
Arriviamo al delirio di von Trier per eccellenza, la sua ultima fatica, Nymphomaniac 2013, addirittura in 2 volumi, tragicamente censurato nella versione al cinema, ma che aspettiamo fiduciosi integralmente in DVD. Con la sua Musa, la Gainsbourg, inscena la vita, sin dall’infanzia, di una ninfomane, facendo paralleli continui con la vita, la letteratura, la filosofia, la religione.

Un artista di cui si dice tutto e il contrario di tutto, ma sicuramente la sua educazione, la sua libertà lo hanno forgiato, nel bene e nel male, per quello che è. Bisogna ammettere, però, che senza la sua presenza il cinema sotterraneo, sporco alle volte, non sarebbe la stessa cosa. Un regista controcorrente che sconvolge e fa parlare di sé.

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