Le due vie del destino – Recensione (Cinema)

Recensione di Ramsis D. Bentivoglio.
Sabato 13 settembre 2014, CineDream, Faenza.
Sala non troppo piena, ma eterogenea.
VOTO 3/5

Esistono storie dolorose, intime, personali, tragiche che alcuni uomini, nel periodo più buio del ‘900, hanno vissuto e che hanno tenuto dentro di loro come una vergogna, come un fuoco eterno, come un grosso coltello nella carne viva.

railway man posterLe vittime di guerra non sono state solo quelle civili, quelle che si sono trovate nel mezzo del conflitto iniziato e perpetuato da altri con lucido sadismo, la vittime di guerra di cui parla questo intenso e commovente film sono i soldati prigionieri di uno dei più crudeli eserciti della Seconda Guerra Mondiale, quello giapponese.
La storia è conosciuta tristemente da tutti. Singapore, nel 1942, era sotto assedio dagli inglesi e dai giapponesi, ma quando i britannici decisero di arrendersi, per concentrare le forze e le truppe in Europa, i soldati in territorio orientale e nemico, vennero lasciati al loro destino, venendo imprigionati e costretti a costruire la linea ferroviaria Bangkok-Singapore, detta anche “della morte” per i migliaia di morti che collezionò e seppellì al di sotto dei binari, mescolando fango e sangue.
Eric Lomax, protagonista di quelle vicende, le rivive attraverso i tratti intensi e convincenti di Colin Firth, con flashback sul fronte di guerra, contrapposti ai momenti matrimoniali e agli incroci del destino con Nicole Kidman, Patti.
Lomax convive da anni con feroci attacchi di panico, shock notturni, stati di afasia e apatia, ma tutto cova dentro come ad un focolaio. Patti, dopo un incontro molto romantico e fatale su un treno, lo sposa, ma scopre che dentro è divorato dal terrore e dall’odio verso qualcosa o qualcuno che si nasconde nel suo passato. Grazie ad un amico, Stellan Skarsgård, con un destino tragico, spiega e illumina il mostro che Lomax, suo marito, tiene dentro. Il destino fa incontrare poi il carnefice e la vittima dove tutto quello che non è mai stato detto, tutto il dolore, l’odio e il rancore troveranno una soluzione.
È un film di dolore e sofferenza, ma anche di catarsi, di introspezione, di ricerca, di odio e rinascita. Non lascia indifferenti la storia intima e personale di Lomax. Non ha la forza di Furyo di Nagisa Oshima con David Bowie di tanti anni fa, dove la spietatezza dei giapponesi era resa dura e crudele senza pietismi, ma non è neppure edulcorata come in Il ponte sul fiume Kwai dove gli americani appaiono sempre vincenti e superiori ad ogni difficoltà. The Railway man scava nell’animo dell’uomo, gratta ciò che resta dell’umanità e insegna che non si può vivere di rancori e la condivisione del dolore è necessaria per affrontarlo senza diventare pazzi o far soffrire a loro volta i cari vicini. Una bella storia di redenzione con un finale non scontato, ma che forse, i più cinici, non apprezzeranno troppo.

THE RAILWAY MAN
regia: Jonathan Teplitzky
attori: Colin Firth, Nicole Kidman, Stellan Skarsgård, Jeremy Irvine, Hiroyuki Sanada, Sam Reid, Marta Dusseldorp, Tom Hobbs, Masa Yamaguchi, Byron J. Brochmann.
genere: guerra, drammatico
durata: 116 minuti
produzione: Australia, GB
anno: 2013

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