Synecdoche, New York – Recensione (Cinema)

Recensione di Ramsis D. Bentivoglio

Bisognava aspettare la morte dell’attore Hoffman per vedere, dopo ben sei anni dall’uscita americana, Synecdoche, New York, ambizioso progetto registico della straordinaria mente di Essere John Malkovich e Se mi lasci ti cancello… su tutti, Charlie Kaufman. Un film che prosegue nell’idea che la mente crea e distrugge universi, ribalta visioni della realtà, riscrive se stessa attraverso simbolismi e fughe temporali, senza un’apparente coerenza, ma senza perdersi mai.

synecdocheLa storia, nella prima parte, è abbastanza semplice e lineare, un regista teatrale, alla ricerca di se stesso e di un nuovo modo per fare teatro, in crisi esistenziale, matrimoniale e di salute che esprime con problemi di carattere psicosomatico, decide di mettere in scena la propria vita, o almeno una piccola parte di essa. Trova un immenso capannone al centro di New York, dove gli dicono che è stato rappresentato Shakespeare… e qui inizia l’inaspettato delirio narrativo.
Per tutto il resto della sua vita crea, scrive e riproduce alcuni frammenti della sua vita, ma la vita è un eterno divenire e tutto deve essere recitato. Da qui in poi tutto ruota attorno a Caden, il compianto Hoffman, che invecchia lentamente, rivivendo se stesso e le proprie tragedie umane e sociali, rivedendosi attraverso attori che lo impersonano, ma questo crea un bisticcio spazio-temporale dove ogni attore è Caden e Caden è ogni attore che lo porta in scena. Ogni realtà interferisce con quella precedente e tutto si modifica. In fisica si potrebbe adottare il principio di indeterminazione di Eisenberg, per cui non si può conoscere nello stesso momento la posizione e la velocità di un oggetto. Il mondo cambia e la sceneggiatura si adegua e non è mai definitiva. Ogni scelta influenza quella successiva e così via.

sinecdoche2Questa è una piccola parte di quello che ognuno può sentire o avvertire vedendo la pellicola e forse, proprio questo, intriga su più livelli cerebrali. Ognuno può leggere la trama dal suo punto di vista, senza pretendere troppo.
Probabilmente la domanda che sorge alla fine è: si può realizzare un’opera teatrale sulla propria vita da vivi o bisogna morire perché questa nasca? C’è della filosofia, della fisica, un compendio della metafora della vita, una sineddoche appunto, per parlare del globale si parla del singolo. Se ognuno di noi è un granello di umanità, quando parliamo di noi per il mondo intero, allora usiamo una sineddoche senza saperlo, inconsciamente, ma ci viene naturale.

Sconsigliato a chi è debole di sonno, ma solo per la sua trama intrecciata e complessa. Se ne potrebbe parlare per molte pagine, ma non siamo qui per annoiare, attendiamo il DVD invece perché ognuno possa ragionarci su a mente fredda.

SYNECDOCHE, NEW YORK
regia: Charlie Kaufman
attori: Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Sadie Goldstein, Tom Noonan, Daniel London, Robert Seay, Michelle Williams, Stephen Adly Guirgis, Samantha Morton, Hope Davis.
genere: drammatico
durata: 124 minuti.
produzione: USA 2008.

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