Maps to the stars – Recensione (Cinema)

L’ultimo film di David Cronenberg ha ricevuto l’attenzione di due dei nostri recensori. Vi presentiamo la recensione di entrambi. Buona Lettura!

maps-to-the-stars posterRecensione di Ramsis D. Bentivoglio
Recensione di Stefano Muccinelli
Scheda del film
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Recensione di Ramsis D. Bentivoglio.
Sabato 24 MAGGIO 2014, Cinedream, Faenza.
Ben quindici persone… con una coppia defilata a metà film.
VOTO 3/5

Il regista canadese non è stato il primo, né sarà l’ultimo a indagare sul mondo di celluloide e delle illusioni per eccellenza, qual è Hollywood e il suo “invidiato” jet-set. Cronenberg non guarda quel mondo con occhio avido o condiscendente, anzi cerca di distruggerlo attraverso il racconto delle misere vite di quattro protagonisti che, disperati nella loro ricerca di notorietà e immortalità, perseguitati da fantasmi veri e presunti, cercano di stare a galla. L’indagine dei comportamenti umani, come un antropologo tra una fauna di attori, attricette, prostitute del camerino, autisti ambiziosi ma privi di ogni sensibilità e verità, corre tra le strade e le CASE DELLE STAR, su auto di grossa cilindrata e ville da sogno. È un glamour apparente, spento, quasi noioso. Cosa c’è in quel mondo che ci attrae e ci fa sognare? La risposta, forse scontata o retorica, è niente. Non c’è nulla da invidiare a persone che si distruggono con le loro mani, che si drogano, bevono, fanno terapia con pseudo-guru, rievocano fantasmi del passato e ne vengono travolti. Nulla che valga la pena di essere sperimentato.

Probabilmente era questa l’intenzione della pellicola, tuttavia, forse la sceneggiatura, forse la messa in scena, forse il ritmo, speriamo almeno voluto, non incidono come dovrebbero nello spettatore che a metà film si chiede dove si arriverà e se tutto questo torpore porterà a qualcosa. Cronenberg, da parte sua, ci mette una certa abilità, ma gli anni passano anche per il genio indiscusso del cinema dell’assurdo, una sorta di Lynch e Buňuel fusi nello stesso essere, ma che qui non ottiene un risultato soddisfacente. (La scena del fuoco è ridicola!)

La prima ora passa lenta e la noia sale. I personaggi, tra cui spicca una Julianne Moore davvero intensa (miglior attrice a Cannes 2014), isterica e perseguitata dal fantasma di sua mamma morta affogata, navigano tra le stelle cadenti di Hollywood e la patina di celebrità instabile. Il personaggio del bambino prodigio è davvero indigesto, irritante con la sua arroganza e spocchia, nonostante i tredici anni già ricchi di esperienze sul set e nei centri di riabilitazione per alcolizzati. Poi c’è la Wasikowska, sfregiata nel corpo e nella mente da un incendio di gioventù, che instaura un anomalo e tragico rapporto di fiducia con la Moore, infine John Cusack, finto guru che risulta inutile e abbozzato, senza personalità e finalità narrative. Pattinson non pervenuto, è rimasto intrappolato in una mini limousine dall’epoca di Cosmopolis…

Concludiamo dicendo che il film risulta appena sufficiente a chi si aspetta da Cronenberg pellicole del calibro di Existenz, Spider o La Zona Morta.
Nessuno come Altman è riuscito a imprimere una giusta dose di sarcasmo alla società dell’apparenza americana e, Cronenberg, raggiunge appena il livello medio. Peccato.

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maps to the stars poster2______________________________
Recensione di Stefano Muccinelli.
Domenica 25 Maggio 2014, Cinedream, Faenza

Una vera delusione questo nuovo lavoro del geniale regista di Toronto. Forse non sarebbe esagerato affermare che Maps to the Stars costituisce la punta più bassa dell’itinerario artistico di Cronenberg, l’opera meno riuscita di un percorso registico eccezionale, peculiare, polimorfo, eppure sempre coerente nelle sue analisi di fondo, nella sua evoluzione stilistica (coerenza confermata anche da questo nuovo film, nonostante il risultato al di sotto delle aspettative). Una delle qualità maggiori del regista canadese, è sempre stata l’estrema efficacia del suo linguaggio registico, un linguaggio capace di sintetizzare in immagini di impressionante e terrificante visionarietà le ossessioni di una mente incontrollata, le turbe di una psiche ingannevole, le paure, i desideri e le pulsioni di un inconscio allucinato. Qualità presente anche nei suoi film più realistici e “lineari” anzi, caratteristica sublimata proprio in questo versante della cinematografia del regista, proprio perché non supportata, nel suo espletarsi, da un contesto narrativo di stampo orrorofico o fantastico. Ebbene, di questa incredibile sagacia registica non vi è traccia nella nuova opera di Cronenberg.

Ambientata nella Hollywood odierna, la trama verte su due poli narrativi: da una parte, la vicenda di Havana Segrand (Julianne Moore), nevrotica attrice di mezza età, ossessionata dal proposito di interpretare il ruolo che fu della madre nel rifacimento di un vecchio film in bianco e nero, obiettivo che altro non è che la proiezione di una lancinante turba incestuosa; dall’altra parte, la vita della famiglia Weiss, composta da un padre psicoterapeuta (John Cusack), eterodosso professionista al servizio delle stelle cinematografiche (Segrand compresa), una madre isterica (Olivia Willams) impegnata come manager del figlio attore (Evan Bird), giovanissima star di film per ragazzi, già dedito a tutti i vizi dei più maturi colleghi (dipendenze da droghe in primis) e, infine, la di lui sorella maggiore, Agatha (Mia Wasikowska), di ritorno a Los Angeles dopo essere stata dimessa (fuggita?) dall’ospedale psichiatrico in cui era stata internata per il volere dei genitori, rea di aver incendiato la casa di famiglia durante l’estremo rigurgito di una morbosa affezione per il fratello minore. Sarà Agatha a diventare il tramite tra le due vicende, una volta passata alle dipendenze della Segrand come ragazza tuttofare. A questo rassicurante quadretto di partenza si aggiunge un aspirante sceneggiatore (Robert Pattinson, reclutato nel film più per intenti di botteghino che per svolgere una fondamentale funzione narrativa), per ora ripiegato come autista dei divi hollywoodiani.

Con dei personaggi del genere sarebbe stato semplice fare del film una sprezzante, grottesca, drammatica ricognizione dell’universo hollywoodiano attuale. Non che nelle intenzioni del regista non ci fosse anche questo proposito, ma la sua attenzione si concentra principalmente su un altro punto. Le vicende del microcosmo losangelino, e dei personaggi che le animano, sono per Cronenberg solo un pretesto per portare avanti quel suo sfrenato interesse per le modalità con cui l’inconscio e la mente umana sono in grado di alterare la realtà circostante (sia a livello fisico-biologico, sia in termini di percezione soggettiva del mondo). Ma se nei suoi film precedenti questa tematica era stata tradotta con sintesi visive e rappresentative di grande ingegno e spessore, in Maps to the Stars, Cronenberg si dimostra incapace di infondere alla sua narrazione un minimo di tensione, costringendo lo spettatore a una fruizione sonnacchiosa, apatica, priva di un effettivo coinvolgimento, anche nelle scene più drammatiche. Tutto il film (complice la sceneggiatura) sembra più dimostrare che narrare, sembra cioè tendere a farsi veicolo per l’affiorare di simboli, segni e teorie degne di un manuale di psicanalisi analitica, a volte perfino in modo didattico. Di questo nodo irrisolto fra poetica registica e linguaggio stilistico ne fanno sconto innanzitutto i personaggi e le performances dei rispettivi attori: esclusa la Moore, l’unica veramente incisiva del cast, (sebbene quasi costantemente sopra le righe), non a caso premiata come migliore attrice al festival di Cannes, gli altri interpreti si dimostrano incapaci di riflettere la sottile ambiguità dei loro caratteri (come nel caso della Wasikowska e di Cusack), oppure si limitano a concedersi in facce sconvolte e turbate (vedi la Williams; Pattinson, invece, non è quasi pervenuto).

In conclusione, un flop questo nuovo esito di Cronenberg, che nulla aggiunge al suo percorso autoriale.

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MAPS TO THE STARS
regia: David Cronenberg
attori: Robert Pattinson, Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Carrie Fisher, Olivia Williams, Jayne Heitmeyer, Sarah Gadon, Niamh Wilson, Amanda Brugel
genere: Drammatico
durata: 111 minuti
produzione: Canada, Usa
anno: 2014
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