The Decision – Recensione (Teatro)

Recensione di Stefano Muccinelli.
Venerdì 18 aprile, Teatro Diego Fabbri, Forlì

Durata: circa un’ora

THE DECISION, la nuova produzione di Masque teatro, compagnia forlivese fondata da Lorenzo Bazzocchi nel 1992, è liberamente ispirata a Linea di condotta (Die Massnahme) di Bertolt Brecht, dramma didattico scritto nel 1930 dal drammaturgo, poeta e regista teatrale tedesco, ormai totalmente aderente ai principi e all’etica del marxismo, da lui fervidamente abbracciato quale imprescindibile viatico per l’epurazione dal mondo dell’ideologia e della prassi capitalista.

THE DECISION

Ma, in THE DECISION, non è di certo un discorso ideologico in chiave marxista a farla da padrone: sebbene il titolo dello spettacolo sia un chiaro riferimento alla trama del dramma brechtiano (nel quale, uno dei giovani agitatori politici protagonisti della storia prende la decisione di farsi uccidere dai suoi compagni, pur di non compromettere il buon esito della causa rivoluzionaria), e nonostante a far da matrice a questa opera antinarrativa vi sia un’acuta riflessione sul totalitarismo in genere, è un altro l’elemento preponderante che sancisce l’inquietante visionarietà dello spettacolo. Sono le architetture e le macchine sceniche, prodigiose, magniloquenti, tendenti all’astrattismo nella loro forte connotazione geometrica, e la loro interazione con i corpi degli attori e dei performers, con lo spazio scenico e le luci, a definire la cifra stilistica della messa in scena; è l’indissolubile rapporto fra le “macchine” (impianti metallici, scenografie ambulanti trasportate da carrelli, un tavolo appeso ad una fune, statue), emergenti dalle quinte nell’oscurità persistente del palco, calate sinuosamente in una sonorità costante, cangiante (che sibila, gorgoglia, vibra, minaccia), e i corpi degli attori, la determinante fondamentale della drammaturgia scenica: corpi che, fra l’altro, sono coercitivamente sottoposti a una tessitura di gesti e movimenti, quasi a riprendere quella riflessione sul totalitarismo, affidata solo in modo più palese ai monologhi, serie di esternazioni deliranti, che trova proprio nella coercizione, nell’ordine, la sua prima, evidente, esplicitazione sociale.

Riflessione che, nonostante la risoluta intensità stilistica dell’opera, non potrà mai venir meno, come dimostrato simbolicamente dal lungo silenzio alla fine dello spettacolo, prima dei meritati applausi.

the decision 2

Foto tratta da http://www.masque.it

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