Storia di una ladra di libri – Recensione (cinema)

Recensione di Ramsis D. Bentivoglio
Domenica 6 aprile 2014, presso il cinema Europa.
Sala quasi vuota, pochissimi giovani, un paio di coppie, ma soprattutto donne.
VOTO 2/5

Siamo nella Germania nazista, durante la repressione di massa degli ebrei, dalla Notte dei Cristalli del 1938, allo scoppio della Guerra sino all’arrivo degli americani e russi a liberare il territorio e l’Europa dal Nazifascismo. Questo il contesto che lo scrittore del romanzo da cui è tratto il film e il regista sfruttano per raccontare la vicenda di Liesel, una bambina rimasta sola dopo l’incriminazione della madre come nemica del popolo tedesco e comunista, quindi esiliata, e dopo aver perso il fratello minore per malattia.

storia-di-una-ladra-di-libri-posterAffidata a una nuova famiglia, che all’apparenza, nella figura della madre, sembra minacciosa, ma che in realtà si rivela ricca di novità, amore, complicità e cultura, Liesel impara la durezza della guerra, l’amicizia con un bambino con cui va subito d’accordo, instaura un rapporto speciale con un ragazzo ebreo, ma soprattutto acquisisce l’amore per i libri che scopre essere, una volta imparato a leggere e a scrivere, un mondo sorprendente, fantastico, creativo e sterminato dove rifugiarsi. Diventa un modo per superare lo shock dell’orrore bellico che invade, come un vento gelido, il suo villaggio, ma anche una cura contro tutti i mali dell’animo umano, incupito e mortificato dal dolore.

Durante una delle tanti notti naziste di roghi letterari, dei veri e propri sabba diabolici nei confronti della cultura, Liesel sottrae un libro dalle fiamme, L’UOMO INVISIBILE di H. G. Wells che le apre un mondo sconosciuto. Nell’oscurità della sua cantina divora quel libro, lo impara a memoria, ne assimila e preserva l’essenza dentro di sé come farebbe un re con il suo tesoro. Arriva addirittura a “prendere in prestito” libri da un nazista del villaggio pur di portare avanti il suo sterminato desiderio di conoscenza. Varie vicende si intrecciano con la sua, ma a lasciare più il segno nello spettatore è quella con il nuovo padre, interpretato magnificamente da Geoffrey Rush, che le insegna a leggere, la alleva come fosse sua figlia, la consola, l’ama e la protegge. Anche la madre (Emily Watson), che sembrava perfida e dura, si rivela sensibile e amorevole, una vera seconda mamma.

APPROFONDIMENTI
Con il vero titolo LA BAMBINA CHE SALVAVA I LIBRI, tratto dal romanzo dell’australiano e austro-tedesco Zusak, questo film sfrutta il contesto bellico e antisemita per raccontare una storia di crescita morale e culturale di una giovane ragazzina, forse riferimento biografico dell’autore, mettendo in scena un film classico, secondo i canoni del genere, abbandono/adattamento/riscatto/morte/resurrezione, senza inventare nulla di nuovo, ma invitando il pubblico ad immedesimarsi negli immensi ed espressivi occhi della bambina. L’ambientazione ricorda molto un villaggio inglese dickensiano dove ognuno cerca di sopravvivere e di mantenere una certa dignità nonostante una pazzia chiamata guerra, cerchi di spazzar via ogni speranza di vita normale.

Il regista è un semplice arrangiatore della sceneggiatura, ma niente di più. La forza della vicenda risiede nel cuore dei libri e in quello che sanno trasmettere, oltre che alle prove attoriali dei due genitori, ma per il resto si rimane delusi. Innanzitutto dall’inutile voce off di cui non si capisce l’utilità, per quanto l’idea sarebbe stata ottima, e chi vedrà il film capirà perché diciamo questo. Poi, il banale errore, quasi da principianti, di far leggere e scrivere in inglese quando siamo in Germania e qui il bisticcio palese risulta fastidioso.

storia-di-una-ladra-di-libri-1La storia non ha cali di tono, in realtà, non ci si annoia, qualche lacrima può anche scendere, ma solo perché i sentimenti sono espressi con partecipazione dagli attori, non di certo per abilità nascoste del regista o dello sceneggiatore. Se ricordate, IL BAMBINO CON IL PIAGIAMA A RIGHE, più o meno sullo stesso argomento, era ed è di una spanna superiore.

Un’altra nota deludente è il poco spessore che si dà al Libro, inteso come portatore di luce nel mondo, in quanto ci si aspetterebbe più impronta letteraria che altro, e invece anche questo aspetto diventa un pretesto per raccontare le vicende dei personaggi, e il valore vero e profondo dei libri non emerge fino in fondo e come dovrebbe, incisivo e curativo. Se una vaga ispirazione può averla data quel genio di Bradbury con FAHRENHEIT 451, il risultato è tutt’altro che all’altezza. Per quanto ci siano buone intenzioni di raccontare una storia di speranza, crescita interiore e di bellezza, non ci sentiamo di dare più della sufficienza. Rimane il fatto che può essere godibile per un certo pubblico e forse non deluderà spettatori in cerca di buoni sentimenti, pathos q.b. e atmosfere di altre epoche.

storia-di-una-ladra-di-libri-2STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI
regia: Brian Percival
attori: Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Joachim Paul Assböck, Kirsten Block, Sandra Nedeleff, Nico Liersch, Rafael Gareisen, Godehard Giese
genere: Drammatico
durata: 125 minuti
produzione: USA, Germania
anno: 2013

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One thought on “Storia di una ladra di libri – Recensione (cinema)

  1. Personalmente del film ho apprezzato il fatto che mostri la vita della cittadina dove vive Liesel: un piccolo borgo i cui abitanti devono convivere con una guerra dapprima lontana, ma che poi si sposta nei loro cieli. Queste persone non sono tutti nazisti convinti, hanno paura, sanno poco o nulla di ciò che accade nel mondo, combattono le loro battaglie quotidiane per sopravvivere; e questo film contribuisce nel ricordarlo, perchè la guerra è stata una tragedia anche per la Germania, a volte lo si dimentica.

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